Concerto campanario (Santa Maria Assunta)

10  1 Il Signore parlò a Mosè e disse: 2 “Fatti due trombe d’argento; le farai d’argento lavorato a martello e ti serviranno per convocare la comunità e per far muovere gli accampamenti. 3 Quando si suonerà con esse, tutta la comunità si radunerà presso di te all’ingresso della tenda del convegno. [ … ] 7 Per radunare l’assemblea, suonerete, ma non con squillo disteso. 8 I sacerdoti figli di Aronne suoneranno le trombe; sarà per voi un rito perenne di generazione in generazione. [ … ] 10 Nel vostro giorno di gioia, nelle vostre solennità e al principio dei vostri mesi, suonerete le trombe durante i vostri olocausti e i vostri sacrifici di comunione. Esse saranno per voi un richiamo davanti al vostro Dio. Io sono il Signore, vostro Dio”.

(Nm 10, 1 – 10)


Uno dei compiti principali delle campane è da sempre stato quello di suonare L’Ave Maria o l’Angelus, tre volte al giorno (mattino, pomeriggio, vespro) per invitare tutto il popolo cristiano alla preghiera cattolica per eccellenza. “Il Verbo si è fatto carne” sembra richiamare la campana mentre suona l’Ave Maria e il suono stesso della campana ha una valenza simbolica che esprime questo avvenimento. L’incarnazione del Verbo come il “segno” della campana e un avvenimento puntuale la cui risonanza si protrae nel tempo e raggiunge anche noi oggi.

Uno dei simbolismi fondamentali delle campane è quello di rappresentare da sempre la voce di Dio o la Parola di Dio. Come la Parola di Dio è annunciata a tutti ma non tutti la accolgono così la campana: la sentono tutti ma non tutti la ascoltano. Le campane suonano ma non sono ascoltate, Dio parla e il suo popolo è indifferente.

La campana sembra obbedire al comando di Gesù di annunciare a tutti la sua Parola: “Quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti”. La campana è il richiamo della voce di Dio che parla ancora ma questa voce ha bisogno di una carne per incontrare gli uomini: questa carne, la carne di Cristo, è la Chiesa, i credenti che vivono di lui, del suo amore, del suo corpo. Senza questo amore la loro presenza nel mondo sarebbe solo una voce nell’aria mentre Cristo è un corpo nel mondo, è una vita.

Da molti secoli, ormai, le campane scandiscono il tempo del popolo.  Esse accompagnano i momenti centrali della vita di ciascuno, della comunità e diventano quasi un motivo di unità, di senso di appartenenza: un richiamo continuo che Dio c’è, è in mezzo a noi e ci chiama in ogni momento della giornata, in qualsiasi stato noi ci troviamo.

Le campane svolgono anche funzioni di liberazione dal male, dalla peste, dalla carestia, dalla guerra, dai temporali, dagli spiriti maligni. “Campane a terra, perduta la guerra” ripeteva la gente verso la fine della Prima guerra mondiale quando il regio esercito iniziò a requisire le campane dei nostri paesi per fondere cannoni.

Il suono delle campane per antonomasia è quello della Pasqua. Durante il canto del Gloria nella veglia di Pasqua si squarcia il silenzio del Sabato Santo con il suono sfrenato delle campanelle in chiesa e delle campane a festa sul campanile. Il suono delle campane e quello che meglio può esprimere la gioia del credente che incontra Cristo Risorto.

“È una bella cosa ascoltare il suono delle campane che cantano la gloria del Signore da parte di tutte le creature. E poi ciascuno di noi porta in sé una campana molto sensibile: questa campana si chiama cuore.

Questo cuore suona, suona e mi auguro sempre che il vostro cuore suoni sempre delle belle melodie, melodie di riconoscenza, di ringraziamento a Dio e di lode al Signore e che superi sempre le melodie cattive di odio, di violenza e di tutto ciò che produce il male nel mondo”.